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ELOGIO
DI
UGO FOSCOLO
Ma essi non potevano che
accrescergli gloria, dando loco al paragone, né avria natura diversamente
concesso La mente d'Ugo procedeva dal concetto dell'Arte sua, a quelle
esterne apparenze del pensamento colle quali suolsi significare, e però
erano con quello naturalmente nate e cresciute; e la mente de' suoi
imitatori, all'opposito, facendo scala di quelle forme, sperava con
quelle di salire alle potenze intellettive di un altro, la cui esterna
impronta è, nell'arte dello scrivere, detta stile. E quel Timeo restò
deriso per aver voluto spingersi anch'egli, nella sua storia, agli stessi
combattimenti, a quelle stesse battaglie navali, ed alle stesse concioni
che il mondo ammirava in Tucidide ed in Filisto, ed, usurpando la voce
a Pindaro, dissero ch'ei non andava neppure a piedi accanto di un cocchio
Lidio. E noi usurpando l'immagine ad Omero, tradotta mirabilmente dal
Poeta che vive, daremo la differenza che passa tra loro due e gli altri,
che senza voler imitarli, scrivono bene:
Minerva
Li precorre, e Gradivo entrambi d'oro,
E la veste han pur d'oro, ed alte e belle
Le divine stature; e, d'ogni parte
Visibile, più bassa iva la torma.
Ugo considerò i sepolcri
politicamente, ed ha per iscopo di animare l'emulazione- degli Italiani
cogli esempi de' popoli, che onorarono la memoria e i sepolcri degli
uomini grandi. E da quei versi suona una corda che ti dice, periture
le cose create, ma non per questo t'avezza a spendere il tempo in vani
omei, ma t'affretta ad oprarlo in cose utili alla patria. Conciossiachè
coloro che non mirano ad un vero religioso, morale, politico, fisico,
ed anche scrivono male, non son tollerandi, e non è bene che le Città
ordinate abbian per le lor vie di cotestoro, che oziosi, noiosi, e ridicolosi
le ingombrano, e saria lo meglio che si mostrassero di loro dispette,
cacciandoli con atti di scherno, e non coi fiori, come voleva dei veri
Poeti nella sua Repubblica quel mite savio. In questo modo, come già
dissi, Ugo Foscolo aiutava la civiltà della civilissima Italia, spezialmente
col dire il vero in ogni occasione risolutamente, mentre altri vuole
tacerlo o per naturale timidezza, o per reprensibil freddezza, o per
turpissima venalità. Laonde egli, acceso di buon zelo, quando vide l'Italia
divertire i passi, e posare su cammino non retto, ad essa diede biasimo
e mala voce, a quella guisa che il padre castiga il figlio del suo fallire,
affinché estrano rimproverare non gli faccia, con più vergogna, scoppiar
dalla guancia proterva l'accusa del suo peccato. Con questo intendimento
il Petrarca, il Boccaccio, l'Ariosto, punsero le loro Patrie, e, più
di tutti, il più grande di tutti loro, nell'anima del quale l'ira s'assise
ministra della Giustizia, ed all'Italia gridando,
Seva (le disse) e di dolore
ostello,
Nave senza nocchiero in gran tempesta,
Non donna di provincie, ma bordello!
facendo allegri i sublimi
rancori, non pur nei lochi, ove speranza è già morta, ma nelle lande
del desiderio, e fin anche nei Cieli, ove le faccie di quei Celesti,
parlando delle colpe degli uomini, fansi scure. E' mirava sempre al
bene d' Italia, col pensiero, colla voce, coll'opra, e solo l'abbandonò
quando vide che le sue franche virtù potevano essergli rovina certissima.
E bene ei fece, perocché quivi alla gloria delle Arti andava mista la
vergogna di servitù. Giusto era per tanto che se n'andasse presso gl'Inglesi,
uomini veramente gloriosi di Arti, di Sapienza, e d'Armi, e fortunati
assai pei loro politici instituti. Ma perché la parola vada immune da
ogni equivoco senso, voglio che ogni uditore, benevolo o no, stia securo
ch'io volli dire di quegli istituti, onde essi governano sé medesimi.
Se non che qualcheduno, a cui non è troppa noia il venirmi ascoltando
per lo soverchio di sua cortesia, a questo passo dirà: bene sta ch'egli,
liberissimo e da per tutto esaltato, quivi ricovri; lui vorranno gl'Inglesi
per aver dato saggio di sapienza militare, di Arte Poetica, d'Oratoria,
di Critica; ma come farà per la lingua, la quale gli impedirà di apparire
quale e quanto ei sia, nei crocchi inglesi, nei quali non si fa troppa
grazia al forestiere di far tacere la propria lingua per parlargli la
sua? Chi questo avesse detto, ciò saria stato ragionevolmente. Chè come
che Ugo avesse volto per gl'Italiani quello strano e passionato viaggiatore,
non era atto neppure mezzanamente a parlare la lingua dei nuovi ospiti,
e gran danno, che fa apparire di sé medesimo d'assai minore l'uomo,
è quel dire le cui forme non escono col pensare, ma dopo Ma e si guardi
anche di che ingegno gli fe'dono natura. E di tanto gliene fe', che
in pochissimo tempo, onde apparire in Inghilterra quale era, a sé provide,
all'Italia, onde accrescere la sua gloria, ed a me, che seguendolo in
Inghilterra, anzi che deviare dal mio proposto, mi fo più colere in
conseguirlo. Imperciocché, per non parlare di altre opere, ora che per
il mio argomentare non fanno, dico che stampò nella loro lingua una
scrittura eruditissima, colla quale annunziava la Visione di Frate Alberigo,
data fuori in Roma dall'Abate Francesco Cancellieri, e così s'aperse
il Campo e scrisse esteticamente per ben due volte di Dante, e poscia
del Petrarca, in ultimo del Boccaccio; e così gl'Inglesi hanno nella
loro lingua, scolpito da vigorosa mano, il secolo padre di Scienza a
tutti gli altri. Certo non giace ih basso il nome d'altri, che di quello
prima parlarono, ma siccome noi non conosciamo che verun d'essi abbia
fatto quanto Ugo, così n' è caro il sapere come, per opera di Ugo, la
fama di quei grandi venisse fatta segno di riverenza agl'Inglesi, con
maggior notizia di cagioni. Né era mestieri di minor ingegno del suo
per dire condegnamente di quel secolo pieno di varii casi Discordie
ed ire: battaglie atroci cogli estrani; atrocissime fra loro; piccoli
tiranni sparsi qui e qua: grandi fortuna cadere al fondo, miserissime
sollevarsi: cittadini cacciati da cittadini che vinceano miseranda vittoria;
Re sorgere, fuggire, cadere; la Patria lacerlta, e quindi facile preda
all'inimico; Italia fatta teatro di miseria, e in quella confusione
di passioni, di leggi, di pugne, sorger quei tre mortali, come scogli
in oceano tempestoso.
E a mano a mano scriveva degli altri Classici. Immaginiamo
con quale attenzione ascoltavano e leggevano lui, il quale si può dire
che parlasse di quegli ingegni coll'affermar che fa credere, avendo
mostro coll'opera avere da essi tratto, col potentissimo ingegno, tanto
d'aiuto da poterli emulare. Ond' è che gl'Inglesi avranno meglio sentito
che, se gl'Italiani hanno di che invidiarli, questo non è dal lato degli
scrittori. Ed Ugo era salito in sommo onore appo i primi; e udite nom
che lo circondavano e gli faceano festa: e Rogers, e Moore, e Campbell,
e quel Lord Holland, generosissimo amatore d'ogni ingegno. E in vero,
come pochissima cosa è venire in fama presso i mediocri, così al contrario
veramente glorioso può nominarsi colui, che tale vien giudicato da altri
nobilissimi e reputatissimi. Ma pensate come sia difficile farsi largo
in un paese, dove è tanta sapienza, e Letterati che hanno i loro parenti,
i loro amici, che parteggiano non solamente per l'onore degl' individui,
ma per quel della Patria, e vedono un forestiere che detta nella loro
lingua; pensate a questo, e, sì pensando, entrate nello studio del Murray;
né siate schivi; conciossiachè là non ormano uomini di piccola qualità,
ma grandi Politici, Guerrieri, Oratori, Poeti, Filosofi, Artisti, Scienziati,
Letterati d'ogni maniera, alti Signori e Principi.
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