L'
USIGNOLO E LO SPARVIERE
Ascolta, o Sparviere, il
povero Usignoletto. La mia vita è nel tuo potere, com' è ora questo
volar sulle nubi alle quali non giunsi mai. Ma ascoltami. Dalle soovi
fonti secrete della natura pioveva uno spirito mite, e toccava un altro
mite del pari dentro il mio petto. Or questo si risolveva in canto,
come le fronde dell'ospite pianta, come le stelle che al di sopra splendevano.
La beltà di quanto mi circondava mi toccava, e diventava armonia. Io
ti guardava venirmi incontro, e la paura fu vinta dalla maraviglia del
tuo volo rapido e maestoso, nel quale ammirava il dono degli Dei. Ma
in quell istante, da inesauribile profondità, voleano sgorgarmi i cantici,
dal dolore d'una rosa strappata dal vento. Io li cominciava, io, che
allo scoppiare del fulmine, sentiami palpitare il seno, accovacciato
nella fronda appena nata. Lasciami vivere un momento finché almeno getti
nell'etere sereno, e nel tuo orecchio, il tesoro che sento. Non uccidere
quello che deve nascere. Sì dicendo, lo Sparviere allentava l'ugna affamata,
e dell'altro artiglio faceva mano umana ed amorevole all'Usignolo, che
in quell'istante spirò.
indice
O
R F E O
Gli uomini, o Orfeo,
seguirono il tuo canto sovrumano, e s' empierono di esso, ed obbliarono
il male. Il fiore della divinità spuntò nell'anima loro, e nel coglierlo
repentinamente aperto s'allegrarono, e come in sogno, si ricordarono
di averlo, gran tempo addietro, posseduto. Lungo la lunghissima via
irresistibilmente ti seguitarono, con faccie che diventarono tutte belle,
per le valli e pei monti, per le rive e per le grotte, per lunghe vie
d ' inesplorato abisso; e i loro gesti, e i loro passi secondarono il
tuo ritmo, e varie voci s'udirono sparse qua e là, che parevano tue.
Così l'umanità tutta intera concordemente restò suggellata dall'anima
del tuo canto, e com'esso moveasi tutta intera. Un rumore strano ed
indefinito dietro essa, la distrasse per un momento, e si volse indietro
a guardare Erano gli alberi strepitanti, e gli animali mugolanti, che
significavano il principio del sentimento, e del pensiero dell'uomo.
Un' aureola di gloria ti circondava; un' altra ti sovrastava, perché
le stelle ed i mondi lontani ti danzavano al di sopra, colla rapida
agevolezza delle spose giovinette; un'altra aureola di gloria s'andava
intrecciando nel centro dell'Abisso, che si preparava a svegliare sotto
i tuoi occhi tutti i suoi misteri, e chiarificarteli. Gli è così che,
con tutte le tue forze, lottavi col Fato gigantesco, il quale silenzioso
mormorava nel secreto la sua vittoria. La sposa, l'amata sposa fu perduta,
ed era ben dritto La divina forza, caduta dal grembo degli Dei, era
diretta tutta ad uno scopo parziale, e, sotto la grandezza dell'arte,
restava accovacciata la piccolezza dell'uomo, che non ebbe nemmen potere
di non volgere il capo.
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LO
STESSO SOGGETTO
Come le onde mugghianti ed
infinite del mare ritornano indietro sparpagliate dallo scoglio incontrato,
così l'innumerevole moltitudine, aspettante al di fuori, si sparse poiché
vide senza la sposa tornare Orfeo. La natura tornò all'obblio di sé
medesima, e gli uomini anch'essi! Il cantore colla faccia stampata dai
colori del luogo che abbandonò, car lenti passi e vacillanti, calcava
solo, per lungo cammino, calcava solo la festiva verdura sparsagli.
S'appoggia stanco sulla rupe. Un uccelletto, appena visibile, insultava
al suo silenzio, perché gorgheggiava sopra la rupe con forza d'inesauribile
ricchezza. Egli voleva posar là, ma andò avanti. Egli era muto: lo strumento
gli era caduto di mano alla foce dell'Erebo, perché nel momento in cui
gli occhi furono feriti dalla luce, gli orecchi furono feriti da queste
parole: "Il dono cadde dal grembo degli Dei nel grembo dell'umana fiacchezza;
e sotto la grandezza dell'arte, stava ferma la piccolezza dell'uomo,
che non si sollevò degnamente: egli non ebbe forza nemmeno di non volgere
il capo indietro A lui verrà incontro la furibonda inimistà femminile
dilacerandolo; ma la recisa testa, penetrata dall'amoroso alito incorruttibile
degli Dei, manderà al cielo, dalle onde insanguinate dell'Ebro, l'ultimo
ritmo inimitabile ed immortale"