EPIGRAMMA
. AD ALICE WARD
Queste rose, o Gentil,
deh! con aspetto
Seren tu mira a'piedi tuoi cadute;
Ma come le produsse a tuo diletto
Di mia patria la terra in sua virtute,
Non altrimenti il mio gioioso petto
Dà fuor la speme della tua Salute,
E April vegg'io che, mentre a te la scorta,
Lascia un bacio fragrante alla tua porta
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EPIGRAMMA
AL SIG. CAV. GIOVANNI FRASER
Pien dell' animo
mio, del mio pensiero,
Vola all' Anglica terra, o sogno d'oro;
Giungi del mio Giovanni in casa, ù vero
Ricetto ha Fede e delle Muse il coro;
E di: colui, che te vorria primiero
Delle sorti terrestri entro il tesoro,
Vuoi che qui scuota i vanni, e siati dato
Quant' ei sentia quando m'avea creato.
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LA
MADRE GRECA
Sospesa
presso la culla, o mio dormiente, è la spada, ma la mano che la strinse
per la vittoria non è più qui. Lunga è la fossa che mi coperse l'amato
gigante. Senz' esso, per valli e per monti, veleggiano i fumi delle
pugne incessanti. Ma l'indifferenza del corpicciuolo, che dondola sotto
la mia mano, domani diverrà forza diretta dalla mente, e così il petto
sarà pienamente agguerrito per offrirsi ai dardi del destino. Inesauribile
è la sua faretra, ma non la vuota su tutti. La pioggia de'suoi colpi
è diretta verso le altezze dei forti che, fermi in queste, mostrano
nella pugna d'essere di progenie divina. La perdita d'ogni cosa, della
gioia, della fortuna, dei regni; la perdita di tutto, è nulla, se l'anima
resta in piedi. Essa mira d'intorno a sé tutte le rovine terrestri e
sorride, e le rovine s'infiorano, lentamente s'infiorano da per tutto,
fino al sepolcro. Ma anch'ivi nella polvere tenebrosa pullula il fioretto
d Eliso. Fa presto, amato peso del seno e delle braccia, a farti peso
tremendo là dove i torrenti dell'inimico ruggiscono. Ma non è intorno
al mio collo che s'avvolgerà la tua mano, ma a quel brando sterminatore.
Così le forze del destino, benché grandi, anche se cadi, restano come
i moti della culla che or ti conciliano il sonno. Fa presto a crescere,
altrimenti resterai senza madre. Essa cingerà la spada sotto la poppa.
Bandiera e spada, anima e vittoria. Io mi sento dentro l'anima di tuo
padre. Io mi veggo cinta da cento Amazzoni. Uomini o donne, nessuno
nella pugna domanderà. Guarda le fosse - ma che mai puoi tu guardare!
Infinite fosse sono piene dei nostri morti; cadono i corpi, ma resta
l'opera per la patria. Tutti i petti hanno questo solo respiro, che
si solve in una universale vampa di guerra, che avvolge le terre e i
mari, che ti circonda e ti fa balzare la culla. Balza, o culla, con
lieto augurio per l'avvenire. Benignamente la fortuna mi arride, perché
è in questo istante che s'alzano le cortine delle care palpebre, e lasciano
apparire il sorriso dello sguardo incerto e tremante su tutto, fuor
che su me. Vieni, caro germoglio delle mie viscere; io voglio allontanarmi
a lunghi passi da questa casa per un momento, affinché ti tocchi la
fronte il fumo della pugna, e tu respiri largamente, profondamente,
l'accesa polve dell'esterminio.