DIONYSIOS SOLOMOS
Le sue poesie in lingua italiana

INDICE

  1. Rime improvvisate
  2. Rime improvvisate (XI-XX)
  3. Rime improvvisate (XXI-XXX)
  4. A San Dionisio
  5. Zacinto
  6. Il Pentimento
  7. A Maria
  8. Sopra Bonaparte
  9. Incoronazione della Beatissima Vergine
  10. A Lord Guilford
  11. La Caduta di Lucifero
  12. Sulla morte di Pio VII
  13. Il Paradiso
  14. Sonetto
  15. La Natività del Signore
  16. Sulla morte di Gesù Cristo
  17. La Risurrezione del Signore
  18. L'Assunzione
  19. Sonetti
  20. Squarci di poemetto
  21. Squarci d'un poemetto
  22. Ode squarcio
  23. La navicella greca
  24. Saffo
  25. Frammento l'albero mistico
  26. Ode a Venere
  27. Ode per prima messa
  28. Sonetto sullo stesso soggetto I
  29. Sonetto sullo stesso soggetto II
  30. Sonetto in morte di Ugo Foscolo
  31. Sonetto in lode di un fabbricatore d'organi
  32. Sonetto per nozze
  33. Sonetto La rosa
  34. Sonetto al Conte Paolo Mercati
  35. Sonetto, La Caduta di Lucifero
  36. Sonetto in morte di Stelio Marcoran
  37. Sonetto: Orfeo
  38. Sonetto atla S.ra Stella Macrì
  39. Epigramma ad Alice Ward
  40. Epigramma al Sig. Giovanni Fraser
  41. La madre greca
  42. La donna velata
  43. L'usignolo e lo sparviere
  44. Orfeo
  45. Lo stesso sogetto
  46. Elogio di Ugo Foscolo
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SONETTO
(Improvvisato)
AL CONTE PAOLO MERCATI

Il primo giorno che limpido il sole
Si vedrà comparir dall'oriente,
Surger farem le quete voci e sole,
Là sopra infra l'usata erba nascente.

Volerà molle 'l fischio, come suole,
Della mite amorosa aura dolente,
E scorrerà il ruscel puro, che vuole
Dolce accordarsi al zeffiro ch'e'sente.

Deh! sia ratto esto sole; assai si tacque;
Deh! ritorniam fra l'aura sibilante,
E fra il trepido murmure dell'acque.

Là ce n'andremo, e là, seduti insieme,
Intoneremo il carme simigliante
All'auretta che spira, e al rio che geme.
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SONETTO
LA CADUTA DI LUCIFERO
(Improvvisato con rime obbligate)

Cadde il superbo, e ne ridea natura,
Colà dove non mai tremola stella;
La faccia alza malnata e non più bella,
Chè gli è tolta del ciel la vòlta pura

La faccia dell'Eterno gli si fura,
Chè così conveniva all'opra fella,
E questo il tristo demone arrandella,
Più assai che dell'Inferno la paura.

La divina Pietà, che di zaffiro
Immortale è vestita, iva d'un velo
Ricoperta i bei rai pensosa in giro;

E già dicendo, per chiarir l'interno
Dolore che sentiva a tutto il cielo:
Ahi! si comincia a popolar l'Inferno!
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SONETTO
IN MORTE
DI

STELIO MARCORAN

Ieri mostrasti a me, Fortuna, e al mondo
11 giovine, e dicesti in tua favella:
Drizza alquanto lo sguardo al verecondo,
Se altra forma esser può sotto la stella.

Mira il volto pensoso, ove giocondo
Sorride il fior di gioventù novella;
Cerca l'anima sua nel suo profondo,
E, se puoi, trova dentro orma non bella.

Mira inconscio a sé intorno a trar tesoro
Di grande amore, e, allo spirar d'un Dio,
Vèr lui chinarsi e bisbigliar l'alloro.

Di tanta speme a te, Fortuna avara,
Solo, e misero molto, un ben degg'io:
Vivea lontano, e non vid'io la bara.
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SONETTO
ORFEO

Cantor, che vuoi la Sposa, e corri al cieco
Carcere della notte e dell'obblio,
Non t'incresca se, innanzi a quello speco,
Giunsi con questi incliti spirti anch'io

Tormentoso ne trae fin qui con teco,
Di saper del tremendo aere, desio:
L'Erebo tutto, e quanto arcano ha seco,
Fia schiuso al canto, ove ragiona un Dio.

Vanne, e in dono il Ver porta alle affannate
Anime nostre; e tu ben sai che ai cuori
Sposa prima e divina è Veritate.

E intanto, sino al tornar tuo felice,
Starem la terra a ricoprir d allori,
Per l'orme tue, per l'orme d'Euridice.
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SONETTO
ATLA S. ra STELLA MACRÌ
CO' SOLOMOS
IN MORTE DEL FRATELLO SUO SIGNOR
DIONISIO MACRÌ

Giaceva immoto il fratel tuo diletto,
Bianco il viso dell'ultimo pallore,
E tu piangendo gli baciavi il petto,
Che per te, poco innanzi, ardea d'amore.

Tutto intanto quiete nell'aspetto,
Giva in grembo a posar del Creatore,
E seguiano lo spirto benedetto
Le Virtù, che vivendo ebbe nel core

Corsero tosto dall'eterno lido
Ad incontrarlo i pargoli tuoi figli,
Che di gioia infantil diedero un grido;

Ei li accoglieva colle braccia espanse
Tutti, ma ravvisando nei vermigli
Volti il tuo volto, intenerissi e pianse.
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