SONETTO
(Improvvisato)
AL CONTE PAOLO MERCATI
Il primo giorno
che limpido il sole
Si vedrà comparir dall'oriente,
Surger farem le quete voci e sole,
Là sopra infra l'usata erba nascente.
Volerà molle 'l fischio,
come suole,
Della mite amorosa aura dolente,
E scorrerà il ruscel puro, che vuole
Dolce accordarsi al zeffiro ch'e'sente.
Deh! sia ratto esto sole;
assai si tacque;
Deh! ritorniam fra l'aura sibilante,
E fra il trepido murmure dell'acque.
Là ce n'andremo, e là,
seduti insieme,
Intoneremo il carme simigliante
All'auretta che spira, e al rio che geme.
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SONETTO
LA CADUTA DI LUCIFERO
(Improvvisato con rime obbligate)
Cadde il superbo,
e ne ridea natura,
Colà dove non mai tremola stella;
La faccia alza malnata e non più bella,
Chè gli è tolta del ciel la vòlta pura
La faccia dell'Eterno gli
si fura,
Chè così conveniva all'opra fella,
E questo il tristo demone arrandella,
Più assai che dell'Inferno la paura.
La divina Pietà, che di
zaffiro
Immortale è vestita, iva d'un velo
Ricoperta i bei rai pensosa in giro;
E già dicendo, per chiarir
l'interno
Dolore che sentiva a tutto il cielo:
Ahi! si comincia a popolar l'Inferno!
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SONETTO
IN MORTE
DI
STELIO MARCORAN
Ieri mostrasti a
me, Fortuna, e al mondo
11 giovine, e dicesti in tua favella:
Drizza alquanto lo sguardo al verecondo,
Se altra forma esser può sotto la stella.
Mira il volto pensoso,
ove giocondo
Sorride il fior di gioventù novella;
Cerca l'anima sua nel suo profondo,
E, se puoi, trova dentro orma non bella.
Mira inconscio a sé intorno
a trar tesoro
Di grande amore, e, allo spirar d'un Dio,
Vèr lui chinarsi e bisbigliar l'alloro.
Di tanta speme a te, Fortuna
avara,
Solo, e misero molto, un ben degg'io:
Vivea lontano, e non vid'io la bara.
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SONETTO
ORFEO
Cantor, che vuoi la Sposa,
e corri al cieco
Carcere della notte e dell'obblio,
Non t'incresca se, innanzi a quello speco,
Giunsi con questi incliti spirti anch'io
Tormentoso ne trae fin
qui con teco,
Di saper del tremendo aere, desio:
L'Erebo tutto, e quanto arcano ha seco,
Fia schiuso al canto, ove ragiona un Dio.
Vanne, e in dono il Ver
porta alle affannate
Anime nostre; e tu ben sai che ai cuori
Sposa prima e divina è Veritate.
E intanto, sino al tornar
tuo felice,
Starem la terra a ricoprir d allori,
Per l'orme tue, per l'orme d'Euridice.
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SONETTO
ATLA S. ra STELLA MACRÌ
CO' SOLOMOS
IN MORTE DEL FRATELLO SUO SIGNOR
DIONISIO MACRÌ
Giaceva immoto il
fratel tuo diletto,
Bianco il viso dell'ultimo pallore,
E tu piangendo gli baciavi il petto,
Che per te, poco innanzi, ardea d'amore.
Tutto intanto quiete nell'aspetto,
Giva in grembo a posar del Creatore,
E seguiano lo spirto benedetto
Le Virtù, che vivendo ebbe nel core
Corsero tosto dall'eterno
lido
Ad incontrarlo i pargoli tuoi figli,
Che di gioia infantil diedero un grido;
Ei li accoglieva colle
braccia espanse
Tutti, ma ravvisando nei vermigli
Volti il tuo volto, intenerissi e pianse.
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