SONETTO
SU LO STESSO SOGGETTO
I
Sciogliesti il labbro
ai misteriosi accenti,
Che chiamano quaggiù l'Eterna Prole,
Li replicò meravigliando il Sole,
E ruotò i raggi oltre l'usato ardenti.
Beveano gli astri taciturni,
intenti,
Il suono delle mistiche parole,
Indi anch'ei gl'infiniti orbi lucenti
Tutti affidarli alla Superna Mole.
Del ciel l'interminato
arco profondo
Di vergine sereno era ridente,
Tal, che mai così vivo apparve al mondo;
E solo allor, che nell'immenso
voto,
Alla voce di Dio, sentì repente
Delle stelle e del Sole il peso ignoto
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SONETTO
SU LO STESSO SOGGETTO
II
Stava presso all'altar
l'eterno Amore,
Di siderea dolcezza adorno il guardo;
Seco avea la faretra, avea quel dardo,
Onde ha colpito al nuovo Aronne il core.
Stava intento ora al volto,
in cui l'ardore
Della fé trasparia puro e gagliardo,
Or degli accenti al grave suono e tardo,
Che annunziava dell'alma il bel candore.
Quando al bacio il Ministro
il labbro sciolse,
E fu sì caldo in su l'altare impresso,
Che Amor dolce sorrise e lo raccolse.
Poi: Come avrai deposto
il mortai velo,
Fia che tel renda in sulle gote io stesso,
-Disse, scomparve, e portò il bacio in cielo.
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SONETTO
IN MORTE
DI
UGO FOSCOLO
Pianse Tua patria, o splendidissim'alma,
Il dì che 'l Tuo partir de lei le spiacque;
E pianse poscia, e invidiò la palma,
Che italica, e non sua, tanto Ti piacque.
Ed or più piange, e batte
palma a palma,
E nullo accento di dolor si tacque,
Gridando: Ahi che m'è tolta anche la salma,
Che già famosa in terre stranie, e giacque!
Deh! per quei, che Tu
avesti, incliti fregi
D'ingegno e di virtù, che fur di tempre
Che intellette saran sol dagli egregi,
Se non vuoi che Tua patria
si consigli
Col dolor del suo danno, e pianga sempre,
Fa che nasca per lei chi Ti somigli.
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SONETTO
IN LODE D'UN FABBRICATORE D'ORGANI
Te appena Urania
vide allorché, pria
Del lavor, protendevi a lei l'amplesso,
Dai raggi immensi, ov'ella ha trono, uscia
A traverso del puro ampio convesso.
Gareggiavan di luce e
d'armonia
Le stelle, al noto della Diva incesso,
E il più sublime armonizzar, che udia,
Nella molle accoglieva anima impresso.
Indi a te scesa la sovrana
Dea
Col bacio ambrosio all'alma ti scolpio
L'archetipa degli astri eterna idea:
E tu il grave formasti
organo, e ascende
Tale il concento maestoso a Dio,
Che ogn'astro ascolta e l'armonia sospende.
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SONETTO
PER NOZZE
Die' 'l giuro Eurilla,
e della gota ascose
I ligustri la porpora più viva;
Aura, che udisti, su l'ali festose
Rapida il reca all'Acidalia Diva;
Ti raggerà, pensando alle
vezzose
Labbra innocenti onde 'l bel giuro esciva,
Faville lucidissime amorose
Dallo sguardo immortal che l'orbe avviva.
Fulgida volatrice, indi
ritorna
Fra i zeffiri compagni, e orgogliosetta
Di' lor perché così ne vieni adorna;
E vedrai, fortunata annunziatrice,
Partirne invidiosa anche l'auretta,
Che recò l'aureo crin di Berenice.
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SONETTO
LA ROSA
(Improvvisato con rime obbligate).
Quando sorgeva in ciel,
madre pietosa
Di pensieri e di casti amor, la sera,
In chiusa chiostra entrai, tutta odorosa
Di fior, che giace presso alla riviera.
E li mi pongo a contemplar
la rosa,
Dei fior fra le beltà beltà primiera,
E del seno la porpora amorosa
Aperta al cupid' occhio ancor non era.
Zeffiro con la molle ala
vezzeggia.
Il vergine suo stelo ed essa ch'ama
Aprirsi, e teme, il capo incerto ondeggia.
S'apre alfin come labbro
innamorato
La prima volta, e dolce, dalla brama
Di scoprirsi, il suo fuoco è colorato.
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